Il 9 aprile 2026, lo Home Office, il Ministero degli Interni britannico, ha pubblicato un aggiornamento sullo EU Settlement Scheme.
“Settled” o “pre-settled”: questo è il problema
All’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, un accordo fu raggiunto circa i cittadini dell’Unione che vivevano e lavoravano in UK. Questo accordo viene di solito chiamato 2020 Brexit withdrawal agreement.
Chi, al 31 dicembre 2020, viveva nel Regno Unito da più di 5 anni aveva diritto allo status di “settled”. Lo status di “settled” è equivalente al permesso di residenza a tempo indeterminato (indefinite leave to remain). Era solo necessario seguire la procedura e fornire la documentazione adeguata. Vi era una scadenza al 30 giugno 2021, ma ulteriori 400 mila domande furono accolte fino a dicembre 2021. Secondo i dati ufficiali del governo britannico, su più di 6,3 milioni di domande di cittadini dell’Area Economica Europea (EEA), al 31 dicembre 2021, era stato accordato lo stato di “settled” a più di 3 milioni di esse.
Chi, al 31 dicembre 2020, viveva nel Regno Unito da meno di 5 anni poteva fare domanda per lo status di “pre-settled”. Si trattava, in pratica, di una norma transitoria, nell’attesa di maturare i 5 anni di residenza legale nel Regno Unito. Al 31 dicembre 2021, poco più di 2 milioni e mezzo di cittadini europei avevano ottenuto lo stato di “pre-settled”.
La situazione oggi
Secondo un articolo del Guardian, sono in 1,4 milioni i cittadini europei con ancora lo status di “pre-settled”. Non essendoci un’anagrafe dei residenti come in Italia, non è possibile sapere se queste persone sono ancora sul suolo britannico ma non hanno ancora fatto domanda per lo status di “settled”, o se hanno lasciato il paese.
Dei più di 6 milioni a cui fu approvato lo status di “settled” o pre-settled”, il Migration Observatory dell’Università di Oxford stima che se ne siano andati fra i 3 e i 4 milioni. Questa stima è basata su una combinazione di censimenti e altri dati.
Però c’è una differenza fra “settled” e “pre-settled”. Chi ha lasciato il suolo britannico con lo status di “settled” mantiene il diritto di risiedervi per ulteriori 5 anni.
Lo Home Office ha però confermato che chi ha ottenuto lo stato di “pre-settled” lo perde se sta fuori dal paese per 30 mesi cumulativi in un periodo di 5 anni.
Nel 2025, le autorità hanno introdotto una nuova procedura. Chi ha lo status di “pre-settled” e tutti i requisiti ha ottenuto lo status “settled” automaticamente. A fine 2025, erano in 87.000 a essere diventati “settled” in questo modo. È probabile che gli altri avranno difficoltà a dimostrare di avere tutti i requisiti…
Detto ciò, il governo britannico ha interesse nel ridurre il numero degli aventi diritto ai servizi pubblici gratuiti e alle varie forme di sussistenza offerte dallo Stato. Questo passa anche attraverso la revoca dello stato di “pre-settled” a chi non vive “abbastanza a lungo” nel Regno Unito.
Qual è il rischio?
Sempre secondo lo stesso articolo del Guardian, per decidere se revocare lo status di “pre-settled” o no, lo Home Office si baserà sui dati di entrata e uscita dalle frontiere (UK Border). Sono i dati comunicati dalle compagnie aeree o ferroviarie e quelli acquisiti all’ingresso.
Però questi dati hanno creato problemi. La Independent Monitoring Authority for the Citizens’ Rights Agreements (IMA) ha espresso preoccupazione su come le decisioni sugli individui verranno prese. Un’altra organizzazione, The3million, alfiere dei diritti dei cittadini UE in UK, ha espresso le medesime preoccupazioni. Infatti, i dati di viaggio in possesso delle autorità includono prenotazioni fatte ma non necessariamente viaggi effettuati. In una lettera allo Home Office, The3million cita il caso di un individuo interrogato sulla base di errori evidenti nei dati. Anche lo HMRC, l’Agenzia delle Entrate britannica, fu aspramente criticata per aver tolto gli assegni familiari (child benefits) a 20.000 genitori, usando dati di viaggio sbagliati…
I cittadini italiani con status “pre-settled” potrebbero trovarsi a discutere con lo Home Office sulla propria permanenza continuativa in UK. I dati di viaggio in possesso delle autorità potrebbero causare grattacapi.
Cosa si può fare?
Uno dei modi per dimostrare il proprio diritto a rimanere è quello di fornire dati propri. Sono le email di conferma delle compagnie aeree, le carte d’imbarco, i biglietti Eurostar ed Eurotunnel. Se le autorità contestano un viaggio che non è stato intrapreso, possono anche essere utili i pagamenti con carta. Se si era sul suolo britannico e si è pagato con carta, è una prova che non si era all’estero! Anche biglietti di spettacoli, recanti il proprio nominativo, possono essere utili.
In genere, chi è rimasto in UK e non ha fatto molti viaggi dovrebbe essere al sicuro. Può essere il momento di chiedere il passaggio allo status di “settled”. Rischia di più chi ha fatto viaggi frequenti. In questo caso, raccogliere le prove di cui sopra può fare la differenza.




