Italiani: popolo di santi, poeti, navigatori… e emigranti! Lo Stato italiano se ne ricorda e istituisce per loro alcuni organismi, in aggiunta a quelli tradizionali descritti in quest’altro post.
Brevi cenni storici sui ComItEs
Gli Italiani emigrano da sempre. Però dovettero aspettare la 1ª Conferenza Nazionale sull’Emigrazione, tenutasi a Roma dal 3 all’8 settembre 1975, per far sentire la loro voce. Fu un’occasione storica, in cui gli Italiani all’estero poterono, per la prima volta, interloquire con le autorità italiane in un contesto istituzionale, presentando richieste e progetti.
L’unico risultato apprezzabile della Conferenza venne solo dopo dieci anni quando, con la legge n. 205 dell’8 maggio 1985, nacquero i Comitati dell’Emigrazione Italiana (CoEmIt), come forma di rappresentazione democratica. Le prime elezioni dei CoEmIt si tennero il 23 novembre 1986. Fecero curiosamente eccezione Australia, Canada e Germania, che posero il veto sull’organizzazione di elezioni previste da leggi straniere sui propri territori. Negli altri stati, i candidati e le candidate si organizzarono in liste e i membri del CoEmIt vennero eletti col metodo proporzionale. All’epoca, rimanevano in carica per 3 anni.
All’atto pratico, però, sorsero problemi. Le competenze e l’autonomia dei CoEmIt non erano chiare, con alcuni casi di conflittualità con le autorità consolari. Per queste ragioni, gli Italiani all’estero chiesero una riforma che desse ai CoEmIt una maggiore autonomia.
Una buona occasione per ribadire la richiesta si presentò nel dicembre 1988, quando venne convocata la 2ª Conferenza Nazionale dell’Emigrazione, i cui atti furono pubblicati nel 1990.
Ne risultarono riforme importanti, come la legge n. 172 del 5 luglio 1990. Vennero chiarite le funzioni e il ruolo dei Comitati, e venne anche cambiato il nome in ComItEs: Comitato degli Italiani all’Estero, sottolineando una certa discontinuità col passato.
Altre riforme legislative si sono susseguite negli anni. L’ultima è la legge n. 286 del 23 ottobre 2003 (seguita dal D.P.R. n. 395 del 29 dicembre 2003 che ne definisce Regolamento di attuazione).
I ComItEs oggi
Dal punto di vista legale
I ComItEs sono un organo elettivo, in carica quinquennale, e rappresentano la comunità italiana locale nei rapporti con i Consolati. Per averne uno, servono almeno 3.000 iscritti all’AIRE, e il numero dei componenti dipende dalla popolazione AIRE dell’area interessata. Nel Regno Unito, ce ne sono 3:
- quello di Londra, competente sul sud dell’Inghilterra e sul Galles, di 18 membri;
- quello di Manchester, competente sul nord dell’Inghilterra, di 12 membri;
- quello di Edimburgo, competente sulla Scozia e sull’Irlanda del Nord, di 12 membri.
Pur essendo un organo pubblico riconosciuto dalla legge, i ComItEs non hanno particolari poteri. Il compito istituzionale, affidato loro dalla normativa, è di contribuire a individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile della comunità italiana di riferimento; promuovere, in collaborazione con l’autorità consolare, con le regioni e con le autonomie locali, nonché con enti, associazioni e comitati operanti nell’ambito della circoscrizione consolare, opportune iniziative nelle materie attinenti alla vita sociale e culturale, con particolare riguardo alla partecipazione dei giovani, alle pari opportunità, all’assistenza sociale e scolastica, alla formazione professionale, al settore ricreativo, allo sport e al tempo libero.
Dal punto di vista elettorale
I ComItEs attualmente in carica sono stati eletti nel 2021.
Le prossime elezioni sono previste per dicembre 2026.
Tutti gli Italiani maggiorenni residenti e iscritti all’AIRE nell’area di interesse da almeno sei mesi possono candidarsi e/o votare per l’elezione dei membri del ComItEs. Non sono però eleggibili i dipendenti dello Stato italiano che prestano servizio all’estero, ivi compresi il personale a contratto, nonché coloro che detengono cariche istituzionali e i loro collaboratori salariati. Non sono altresì eleggibili gli amministratori e i legali rappresentanti di enti gestori di attività scolastiche che operano nel territorio del ComItEs e gli amministratori e i legali rappresentanti dei comitati per l’assistenza che ricevono finanziamenti pubblici.
Le liste dei candidati devono essere presentate almeno trenta giorni prima della data indetta per le elezioni. Sono necessari 100 sottoscrittori per ogni lista.
Il voto si effettua “a distanza”: normalmente per posta, anche se, nel 2021, fu sperimentata la votazione elettronica.
Per votare, occorre richiedere l’iscrizione nell’elenco elettorale del proprio consolato, spesso tramite il portale Fast-It. Bisogna farlo entro termini specifici stabiliti per ogni tornata elettorale (solitamente entro 30-40 giorni prima della data delle votazioni). A chi si è iscritto, arriverà il plico elettorale o l’accesso alla piattaforma di voto elettronico.
Dal punto di vista economico
I membri del ComItEs non percepiscono nessun emolumento. Però i ComItEs hanno un bilancio preventivo (budget) e consuntivo. Quest’ultimo è anche certificato da revisori contabili. Il denaro serve principalmente a coprire le spese di gestione e gli eventuali rimborsi spese dei membri. Le entrate provengono, generalmente, da contributi statali.
Dal punto di vista sociale
Alle elezioni del 2021, in tutta Europa, su 2.589.085 di aventi diritto al voto, si sono iscritti 61.448 connazionali, circa il 2.37%. È stata l’affluenza più bassa fra tutti i continenti. Detto ciò, quella più alta si registrò in Sud America, con un numero di iscritti al voto pari al 6.28% degli aventi diritto.
Le elezioni del 2021 non sono state un’eccezione: è sempre stato così…
Quindi, per informare e promuovere la partecipazione, renderemo note le date e le scadenze, appena saranno stabilite.
Maggiori dettagli qui.
Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
È ancora meno conosciuto dei ComItEs…
La legge n. 368 del 6 novembre 1989 (e successive modifiche) insituì il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), come organo di consulenza del Governo e del Parlamento su temi di interesse per gli Italiani all’estero.
Il CGIE, presieduto dal Ministro degli Affari Esteri, si compone di 43 consiglieri eletti delle comunità italiane all’estero e 20 di nomina governativa. I 43 consiglieri vengono eletti da una assemblea formata per ciascun Paese dai componenti dei ComItEs e da rappresentanti delle associazioni italiane locali.
Il CGIE stimola la partecipazione dei connazionali nel mondo alla vita politica italiana, collegandoli stabilmente alle istituzioni italiane. Secondo la normativa, il CGIE esprime parere obbligatorio sulle proposte del Governo su:
- stanziamenti sui vari capitoli del bilancio dello Stato in favore delle comunità italiane all’estero;
- programmi pluriennali e relativi finanziamenti per la politica scolastica, la formazione professionale e la tutela sociale, assistenziale e previdenziale;
- criteri per l’erogazione di contributi ad associazioni nazionali, patronati, enti di formazione scolastica e professionale, organi di stampa, di divulgazione e di informazione che svolgano concreta attività di sostegno e di promozione economica, sociale, culturale e civile delle comunità italiane all’estero;
- informazioni e programmi radiotelevisivi e informatizzati per le comunità italiane all’estero;
- linee di riforma dei servizi consolari, scolastici e sociali.
Dall’11 al 15 maggio 2026, si è svolta a Roma l’Assemblea Plenaria del CGIE. Tra i vari temi discussi, un’attenzione particolare è stata riservata alle elezioni per il rinnovo dei ComItEs. Su questo, il CGIE ha proposto modifiche puntuali e immediatamente attuabili, che facilitano la raccolta delle firme per le liste e favoriscono la partecipazione al voto.
Si farà in tempo a vedere tutto ciò per le elezioni di dicembre?



